WU intervista i Citizens: Il pop, quello ‘santo’
citizens!

Il loro primo album non è ancora stato pubblicato (esce il 28 maggio, per la label francese Kitsuné), ma hanno già fatto da opening act per i Rapture e partecipato agli ultimi NME Awards.

index of phone lookup

Sembrano proprio partiti col piede giusto questi Citizens!, tanto che lo scorso mese sono stati chiamati per partecipare all’Elita Festival durante l’ultima design week milanese. Prima della performance sul palco del Teatro Parenti incontriamo nei camerini Mike, il batterista, e cominciamo l’intervista chiedendogli proprio dell’incontro che li ha fatti svoltare: quello con il frontman dei Franz Ferdinand. 

Come siete entrati in contatto con Alex Kapranos?

È tutto merito del nostro manager, è stato lui a farcelo incontrare. Ci siamo messi a parlare di musica e gli abbiamo dato un nostro demo. È stato tutto molto naturale, non siamo partiti con l’idea di chiedergli di farci da producer. Semplicemente ci siamo trovati, avevamo capito di avere tanto in comune e da lì è partito tutto.

Andare in Scozia a registrare l’album è stato automatico, quindi?

Sì, ci siamo stati due mesi. Tre settimane di registrazione, una “off”, e poi mixing. È stato bellissimo avere la possibilità di lavorare con Alex, abbiamo avuto modo di osservarlo da vicino e capire che grande songwriter sia. Ed è stato anche molto divertente, perché Alex è veramente quello che definiresti un “funny guy”.

In Here We Are, nonostante sia un debut album, si percepisce una certa identità sonora. Ci sono tratti distintivi, come per esempio il basso, essenziale e ipnotico in pezzi come Reptile o Monster

Ascoltandolo bene si capisce come molto dell’intero album sia basato sulle linee di basso. Alex, poi, sa indirizzarti sul giusto percorso musicale.

what phone number is this

Per esempio, la linea di basso di Monster l’abbiamo scritta assieme, volevamo creare qualcosa di sincopato ed essenziale su cui la gente potesse ballare.

Avete detto: “Pop is not a dirty word, it’s a holy one”. Mi faresti qualche esempio di che cosa per te è holy pop?

Il pop, quello santo, per noi è quello che abbatte le barriere. E se ti devo fare qualche esempio, ti dico David Bowie. Siamo tutti abbastanza “sotto” con i suoi dischi, soprattutto per l’approccio artistico che ha sempre avuto in tutta la sua carriera. Senza volerci paragonare a lui, è proprio questa direzione che vogliamo prendere quando scriviamo o suoniamo.

E perché ce l’avete con David Guetta?

Perché le sue canzoni sono ciò che più odiamo nel pop. Anche quello è pop, ma con un’attitudine diametralmente opposta dalla nostra. Non è quello che ci ispira.

Quali sono i vostri programmi futuri?

Faremo diversi festival, in Germania, Francia e Inghilterra. Verremo anche in Italia, al Magnolia e allo Spaziale Festival. E poi inizieremo a pensare al prossimo album.

Siete di Londra. Manca pochissimo alle Olimpiadi. C’è entusiasmo per questo grande evento?

Devo dire di sì. Io sono contento, perché penso che sia una buona cosa per la città e per il paese. Ma non voglio assolutamente essere a Londra durante quelle due settimane, ci sarà troppo casino. E a Londra c’è sempre casino, figurati come sarà in quei giorni.

Enrico S. Benincasa 

Leggi l’intervista completa su WU